Green Economy Report 2018

NO Planet B

Se davvero siamo consapevoli dei problemi che affliggono il pianeta, allora dovremmo aver capito due cose.
La prima: non stiamo facendo abbastanza per risolverli.
La seconda: il futuro è a rischio.

Nel 2018 l’Earth Overshoot Day, ossia il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta per l’intero anno, è arrivato il 1° agosto con un anticipo di oltre 4 mesi rispetto agli anni ’70. Acqua, legno, metalli, materiali da costruzione, specie animali per la nostra alimentazione… L’Uomo sta diventando insaziabile e anche se riuscissimo a “risparmiare” tante risorse per guadagnare 4 giorni e mezzo ogni anno, non torneremmo in pari prima del 2050.

Guardando la questione dal punto di vista economico, è come se avessimo un conto aperto con il futuro e pochissime possibilità di ripagare il debito. Eppure, non manca qualche segnale di speranza, dalle iniziative coraggiose e impertinenti di tanti giovani che rifiutano di vedersi ipotecato il futuro, agli investimenti delle imprese virtuose che innovano per mitigare i cambiamenti climatici e per accelerare la transizione alla green economy.

Come adulti abbiamo la responsabilità non solo di dare una risposta, ma di mettere in atto un piano di azione concreto e immediatamente attuabile, passando dalle parole ai fatti. Procrastinare non è più un’opzione valida. Senza dubbio, le misure sull’economia circolare adottate dall’Unione Europea vanno nella direzione giusta ma non è sufficiente. Per quanto ci riguarda, come primario sistema collettivo nazionale chiamato a gestire rifiuti tecnologici, ricchi di opportunità di valorizzazione dei materiali derivanti dai processi di riutilizzo e di riciclo la nostra missione è abilitare nuove filiere circolari a valore aggiunto. In questo percorso sarebbe molto utile avere un supporto da parte delle Istituzioni, sia sul piano delle semplificazioni normative e dello snellimento degli oneri burocratici, sia per quanto riguarda il rafforzamento dei controlli e l’affermazione di standard di trattamento robusti ed effettivamente applicati.

L’anno appena trascorso ha già introdotto un’importante novità: l’entrata in vigore del sistema “open scope” nel 2018, ha permesso un vero e proprio cambio di prospettiva, ampliando i termini di inclusione delle apparecchiature elettriche e elettroniche a fine vita. Questa evoluzione, accompagnata da segnali molto incoraggianti sui tassi di crescita della raccolta dei rifiuti tecnologici in Italia, avrà certamente impatti positivi in termini sociali ed economici, con almeno 10.000 posti di lavoro in più, oltre 110 milioni di euro di valore economico associato alle emissioni risparmiate, 1.250 milioni di euro di risparmio nell’acquisto di materie prime, oltre a un netto calo delle emissioni di CO2 pari a 2,2 milioni di tonnellate all’anno.

Sono dati importanti*, che evidenziano come l’industria del riciclo e della valorizzazione della materia – se inserita in un contesto di economia circolare – possa rappresentare una leva strategica di sviluppo. Tasselli di una strada ancora molto lunga, ma che ci consentirà di costruire un futuro migliore.

Che non è domani, ma oggi.

*Dati studio Remedia-Bocconi, stima previsionale al 2025-2030, “Sfide e prospettive del sistema nazionale di gestione dei RAEE”, 2017.

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